famiglia, 2004, 343; Cass., 18.8.1994, n. 7437, in Nuova giur. 5. c. 6, pertanto, il motivo deve essere accolto essendo necessario integrare alla luce delle allegazioni fattuali della parte ricorrente ed in relazione alla comparazione della situazione economico patrimoniale delle parti e della intervenuta suddivisione del patrimonio familiare, se possa riconoscersi il diritto all’assegno diverso in funzione specificamente perequativo-compensativa, così come prospettato in ricorso. Nel suo primitivo enunciato l’art. civ. Entrambi i parametri, il tenore di vita matrimoniale (specie se potenziale) e l’autonomia od indipendenza economica (anche nella nuova versione dell’autosufficienza economica, introdotta dalla sentenza n. 11504 del 2017) sono esposti al rischio dell’astrattezza e del difetto di collegamento con l’effettività della relazione matrimoniale. Quel che preme sottolineare è che l’ordinanza di rimessione del Tribunale fiorentino, è rivelatrice di un’intolleranza verso il criterio del tenore di vita rispondente a istanze nascenti dalle recenti riforme legislative e dal mutamento della sensibilità giuridica verso gli istituti della separazione e del divorzio e anche dal cambiamento della coscienza sociale inclini a riflettere sugli effetti della recente crisi economica. Il rilievo del profilo perequativo non si fonda su alcuna suggestione criptoindissolubilista (l’espressione è stata usata nell’ordinanza di rimessione alla Corte Costituzionale che ha dato luogo alla sentenza n. 11 del 2015), ma esclusivamente sul rilievo che tale principio assume nella norma regolativa dell’assegno. Il giudizio di adeguatezza impone una valutazione composita e comparativa che trova nella prima parte della norma i parametri certi sui quali ancorarsi. 5, c.6 della L. n. 898 del 1970 come strumento perequativo della situazione di squilibrio economico patrimoniale che si sia determinata a vantaggio di un ex coniuge ed in pregiudizio dell’altro. 5 c. 6 attribuisce all’assegno di divorzio una funzione assistenziale, riconoscendo all’ex coniuge il diritto all’assegno di divorzio quando non abbia mezzi “adeguati” e non possa procurarseli per ragioni obiettive. La lettura del nuovo testo dell’art. Da questi orientamenti emerge l’incidenza del principio costituzionale della parità sostanziale tra i coniugi, così come declinato nell’art. (7) Si pensi all’età, al grado di istruzione, allo stato di salute, alla necessità di accudire la prole di cui il coniuge sia affidatario o collocatario. Assegno di Mantenimento: indagini per la revisione. 5, comma 6, individuati dal legislatore nelle condizioni dei coniugi, nelle ragioni della decisione, nel contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, nel reddito di entrambi, nella durata del matrimonio e, di conseguenza non può essere mai tenuta fuori dall’accertamento del diritto alla corresponsione di un assegno divorzile. Entrambe le sentenze si sono richiamate ai lavori preparatori della nuova legge. Garantire il tenore di vita coniugale all’ex coniuge incapace di reperire autonomamente mezzi adeguati, infatti, significherebbe esporre l’ex coniuge obbligato ad una “distrazione” ingiustificata delle proprie risorse a scapito della nuova famiglia che egli abbia formato successivamente al divorzio; distrazione che appare tanto più inopportuna quanto più è breve la durata del rapporto matrimoniale e quanto più siano presenti condizioni che rendano verosimile il conseguimento dell’indipendenza economica da parte del coniuge economicamente debole. Il soccombente ricorre a questo punto in Cassazione facendo valere quattro motivi di doglianza. Mantenimento: per i figli il tenore di vita dopo la separazione resta uguale Alessandro Simeone , ilFamiliarista.it , Giuffrè Editore ragioni della decisione, [….] (10) L. BARBIERA, I diritti patrimoniali dei separati e dei divorziati, Bologna, 2001, 13 ss. 5. c. 6 in posizione equiordinata, consente, in conclusione, senza togliere rilevanza alla comparazione della situazione economico-patrimoniale delle parti, di escludere i rischi d’ingiustificato arricchimento derivanti dalla adozione di tale valutazione comparativa in via prevalente ed esclusiva, ma nello stesso tempo assicura tutela in chiave perequativa alle situazioni, molto frequenti, caratterizzate da una sensibile disparità di condizioni economico-patrimoniali ancorché non dettate dalla radicale mancanza di autosufficienza economica ma piuttosto da un dislivello reddituale conseguente alle comuni determinazioni assunte dalle parti nella conduzione della vita familiare. 143 cod. Nel primo motivo di ricorso viene dedotta la violazione dell’art. 2 e 23 Cost), il cui oggetto è costituito esclusivamente dalla determinazione dell’assegno, ed alla quale può accedersi soltanto all’esito positivo della prima fase, conclusasi con il riconoscimento del diritto -, di tutti gli elementi indicati dalla norma («[….] | © Riproduzione riservata Nella seconda fase, il giudice deve poi procedere alla determinazione in concreto dell’assegno in base alla valutazione ponderata e bilaterale dei criteri indicati nello stesso art. Rivoluzione della Cassazione sull’assegno di divorzio che fino ad oggi era collegato al parametro del tenore di vita goduto durante il matrimonio, una pietra miliare che dopo 30 anni va in soffitta.D’ora in poi, a contare sarà il criterio dell’indipendenza o autosufficienza economica dell’ex coniuge che lo richiede. Recent news. mediante un processo di adeguamento incrementato dalla giurisprudenza di merito e di legittimità (Cass. Secondo la Suprema Corte, per concedere l’assegno di mantenimento non conta il tenore di vita ma altri elementi come il contributo che ciascuno di coniugi ha dato alla creazione del patrimonio della coppia, «frutto di decisioni comuni di entrambi, libere e … Si deve premettere una considerazione di carattere fattuale. La Legge per Tutti Srl - Sede Legale Via Francesco de Francesco, 1 - 87100 COSENZA | CF/P.IVA 03285950782 | Numero Rea CS-224487 | Capitale Sociale € 70.000 i.v. Ove la disparità abbia questa radice causale e sia accertato che lo squilibrio economico patrimoniale conseguente al divorzio derivi dal sacrificio di aspettative professionali e reddituali fondate sull’assunzione di un ruolo consumato esclusivamente o prevalentemente all’interno della famiglia e dal conseguente contribuito fattivo alla formazione del patrimonio comune e a quello dell’altro coniuge, occorre tenere conto di questa caratteristica della vita familiare nella valutazione dell’inadeguatezza dei mezzi e dell’incapacità del coniuge richiedente di procurarseli per ragioni oggettive. La moderna visione dello scioglimento del matrimonio si ispira a nuovi principi cui il diritto deve necessariamente corrispondere per rimanere aderente all’evoluzione della società. 29 Cost.) 7. Email (obbligatoria se vuoi ricevere le notifiche), Notificami quando viene aggiunto un nuovo commento. cripto indissolubilità. Tale collegamento diventa meramente eventuale ove si assuma come parametro l’autosufficienza economica ma può perdere di rilievo anche con l’ancoraggio al tenore di vita ove questo criterio venga assunto esclusivamente sulla base della comparazione delle condizioni economico-patrimoniali delle parti e, dunque valutando la potenzialità e non l’effettività delle condizioni di vita matrimoniale. A Ciò si aggiunga anche la brevissima durata del matrimonio (2 anni e mezzo) che avrebbe potuto giustificare il rigetto della pretesa a un più robusto assegno divorzile e perfino, la sua esclusione. Il traditore, solo per quel gesto, non era tenuto ad elargire l’assegno alla persona tradita se quest’ultima aveva un reddito superiore: doveva farlo solo se lei aveva un reddito inferiore che non le consentiva di mantenere lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio. Giust. 143 cod.civ., norma che ne costituisce la perfetta declinazione. I parametri sui quali fondare il giudizio sull’an debeatur per fissare la sussistenza o meno dell’indipendenza economica dell’ex coniuge richiedente l’assegno di divorzio, possono essere determinati sulla base: 1) del possesso di redditi di qualsiasi specie; 2) del possesso di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari; 3) delle capacità e le possibilità effettive di lavoro personale in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo; 4) della stabile disponibilità di una casa di abitazione. La cessazione degli effetti civili del matrimonio è stata pronunciata con sentenza parziale del Tribunale di Reggio Emilia il 9/3/2012. Anche se il più «povero» dei due era quello che aveva provocato la rottura del matrimonio. Ch., con richiesta, accolta con provvedimento del 30 ottobre 2017, di rimessione del ricorso alle Sezioni Unite. La giurisprudenza tiene conto del “carattere prolungato, continuativo, non precario della convivenza” ed “i vantaggi economici” che ne derivano alla moglie. Oppure iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato. Concorso magistratura 2021: indiscrezione sulle date degli scritti; Ministero della Giustizia: concorso per 400  direttori uffici giudiziari. e comunione legale dei beni tra coniugi, 1995, I, 551, e in Giust. La coesistenza dei criteri, come espresso efficacemente nella massima, ne evidenziava la equiordinazione e costituiva una prescrizione di primario rilievo per la valutazione che doveva essere svolta dal giudice di merito al quale veniva riconosciuto un ampio potere discrezionale nella determinazione nell’ammontare dell’assegno ma non gli era consentito di considerare recessivo, in astratto ed in linea generale, un criterio rispetto ad un altro, salvo che il rilievo concreto di alcuno di essi non fosse marginale od insussistente. Il superamento della distinzione tra criterio attributivo e criteri determinativi dell’assegno di divorzio non determina, infine, un incremento ingiustificato della discrezionalità del giudice di merito, perché tale superamento non comporta la facoltà di fondare il riconoscimento del diritto soltanto su uno degli indicatori contenuti nell’incipit dell’art. 2033 cod. La Corte costituzionale (21) dichiarava la non fondatezza della questione di legittimità costituzionale. Gli Ermellini ritennero che disporre l’assegno di mantenimento esclusivamente per far fronte allo stato di bisogno del richiedente sarebbe stata soluzione obbligata se la disposizione «fosse stata approvata nel testo predisposto dalla commissione giustizia del senato, nel quale l’adeguatezza dei mezzi era quella atta a consentire un ‘dignitoso’ mantenimento, e cioè un livello non rapportabile a quello anteriore, conseguito in costanza di matrimonio», mentre la mancata adozione esplicita di tale criterio non giustificava l’abbandono dei criteri interpretativi adottati in passato e che comprendevano la comparazione con il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio. (17) Corte Cass., SU civ., 29 novembre 1990, n. 11490, in Foro it., 1991, I, 67. Anche in sede di separazione va ribadita la funzione dell’assegno, già precisata per l’assegno divorzile con la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 18287/2018, che non mira più a ripristinare il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, bensì ad assicurare un emolumento al coniuge richiedente adeguato al contributo fornito dallo […] Secondo una posizione giurisprudenziale risalente (23), la convivenza stabile porta alla sospensione dell’assegno (o alla sua riduzione) in quanto influisce sulla condizione economica del coniuge. L’accertamento del giudice non è conseguenza di un’inesistente ultrattività dell’unione matrimoniale, definitivamente sciolta tanto da determinare una modifica irreversibile degli status personali degli ex coniugi, ma della norma regolatrice del diritto all’assegno, che conferisce rilievo alle scelte ed ai ruoli sulla base dei quali si è impostata la relazione coniugale e la vita familiare. nell’orizzonte in cui deve collocarsi l’interpretazione dell’art. 28 febbraio 2007, n. 4764, in De Jure; Cass., 23 febbraio 2006, n. 4021, in Mass. L’obbligo di corresponsione dell’assegno cessa se il coniuge, al quale deve essere corrisposto, passa a nuove nozze. Nel senso che non conta più l’attuale tenore di vita dei coniugi ma soprattutto quello con cui ciascuno di loro ha contribuito per creare il patrimonio comune, l’età dell’ex coniuge e la durata del matrimonio. In particolare, la recente sentenza n. 11504 del 2017 ha valorizzato un passaggio contenuto nella relazione accompagnatoria della novella, dal quale poteva desumersi che l’intentio legis fosse quella di limitare l’accertamento sull’an debeatur alle condizioni economico-patrimoniali del creditore-richiedente l’assegno, ma si deve obiettare a questa argomentazione, per un verso, l’intrinseca ambiguità dell’intentio legis e dall’altro che il testo della norma, come ricordato nella sentenza delle S.U. Nel caso leggi il nostro articolo: NIENTE MANTENIMENTO AL FIGLIO FANNULLONE La comparazione con alcuni ordinamenti Europei (in particolare quello francese e tedesco) evidenzia, in particolare, la natura specificamente perequativo-compensativa attribuita all’assegno di divorzio correlata alla previsione della temporaneità dell’obbligo in quanto prevalentemente finalizzato a colmare la disparità economico patrimoniale determinatasi con lo scioglimento del vincolo. che fissa il criterio dell’indipendenza economica ai fini del riconoscimento del diritto ad un contributo per il mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti non risulta condivisibile in quanto le condizioni soggettive rispettivamente dell’ex coniuge e del figlio maggiorenne non autosufficiente non sono comparabili: il figlio maggiorenne ha il compito sociale, prima che giuridico, di mettersi nelle condizioni di essere economicamente indipendente e l’obbligo di mantenimento è definito temporalmente in funzione del raggiungimento dell’obiettivo; il coniuge, specie se non più giovane, che abbia rinunciato, per scelta condivisa anche dall’altro, ad essere economicamente indipendente o abbia ridotto le proprie aspettative professionali per l’impegno familiare si può trovare, in virtù dell’applicazione del criterio dell’indipendenza economica, in una situazione di irreversibile grave disparità. Assegno di divorzio: definitivamente cancellato il criterio guida del “tenore di vita goduto in costanza di matrimonio”. Il coniuge, al quale non spetti l’assistenza sanitaria per nessun altro titolo, conserva il diritto nei confronti dell’ente mutualistico da cui sia assistito l’altro coniuge. Secondo la Suprema Corte, per concedere l’assegno di mantenimento non conta il tenore di vita ma altri elementi come il contributo che ciascuno di coniugi ha dato alla creazione del patrimonio della coppia, «frutto di decisioni comuni di entrambi, libere e responsabili» scrivono gli ermellini, «che possono incidere anche profondamente sul profilo economico di ciascuno di essi dopo la fine dell’unione matrimoniale». L’alternanza alimenti/mantenimento venne scartata perché richiamava il concetto di colpa che nulla aveva in comune con il modello di divorzio che si era adottato nel nostro ordinamento, quale rimedio alla irreversibile crisi della comunione materiale e spirituale di vita, ed anche perché, mentre nella separazione il vincolo, sebbene affievolito, continua ad esistere, con il divorzio esso non sussiste più, venendo così a mancare l’elemento del vincolo coniugale quale presupposto fondamentale per l’obbligazione alimentare. 219, comma 2, c.c. La giurisprudenza costituzionale ha, del resto, ancorato proprio all’art. ACCOGLIMENTO DEL PRIMO MOTIVO E PRINCIPIO DI DIRITTO. Gli elementi che appaiono in contrasto con tale quadro, ovvero l’eccezionalità del ricorso all’assegno e la temporaneità dello stesso non scalfiscono la comune provenienza dal principio di parità effettiva. Il parametro dell’adeguatezza contiene in sé una funzione equilibratrice e non solo assistenziale-alimentare. L’elemento contributivo-compensativo si coniuga senza difficoltà a quello assistenziale perché entrambi sono finalizzati a ristabilire una situazione di equilibrio che con lo scioglimento del vincolo era venuta a mancare. Secondo questa opzione interpretativa, per procedere al riconoscimento dell’assegno, si sarebbero dovute verificare le condizioni economiche di entrambi i coniugi prima e dopo il divorzio, ed in caso di peggioramento, in dipendenza dello scioglimento del matrimonio della situazione di uno, la menomazione sarebbe stata riequilibrata tenendo in considerazione, non solo le ragioni della decisione e quindi la qualificazione del comportamento dei coniugi, ma anche il contributo personale ed economico fornito da ciascun coniuge alla famiglia ed al patrimonio di entrambi, ovvero a quei comportamenti che incrementano il benessere della famiglia, nonché alle prestazione d’opera da parte di un coniuge a favore dell’impresa o dell’attività professionale dell’altro. Da tempo, la dottrina evidenzia come nel mantenimento debba ravvisarsi anche una funzione perequativa o compensativa diretta a realizzare un’equa divisione delle ricchezze familiari, in modo che i coniugi si trovino in posizione paritaria anche dopo la rottura della convivenza o lo scioglimento del vincolo (11). 177-178 c.c.) Dichiara assorbito il secondo. Il primo rilievo riguarda l’assoluta preminenza della comparazione delle condizioni economico-patrimoniali dei coniugi nel giudizio sul diritto all’assegno. La piena ed incondizionata reversibilità del vincolo coniugale non esclude il rilievo pregnante che questa scelta, unita alle determinazioni comuni assunte in ordine alla conduzione della vita familiare, può imprimere sulla costruzione del profilo personale ed economico-patrimoniale dei singoli coniugi, non potendosi trascurare che l’impegno all’interno della famiglia può condurre all’esclusione o limitazione di quello diretto alla costruzione di un percorso professionale-reddituale. Il fondamento costituzionale dei criteri indicati neW’incipit della norma conduce ad una valutazione concreta ed effettiva dell’adeguatezza dei mezzi e dell’incapacità di procurarseli per ragioni oggettive fondata in primo luogo sulle condizioni economico-patrimoniali delle parti, da accertarsi anche utilizzando i poteri istruttori officiosi attribuiti espressamente al giudice della famiglia a questo specifico scopo. n. 18287/2018 dell’11.07.2018. n. 11414 del 06.07.2012) la moglie sosteneva di avere diritto ad un sensibile assegno, assumendo di avere un reddito molto basso. Le S.U. All’indomani della riforma la giurisprudenza di legittimità sottolineò unanime che la modifica normativa cambiava la natura dell’assegno da “composita” (assistenziale, risarcitoria, compensativa) ad “assistenziale”, in quanto la sua concessione presuppone ora l’inadeguatezza dei mezzi del coniuge istante. civ., 1995, I, 2503, la quale deduce dalla finalità conservativa degli effetti del matrimonio l’ultrattività degli accordi, presi durante la convivenza matrimoniale, volti ad esonerare uno dei coniugi dal lavoro extradomestico. Altro elemento che determinava la concessione dell’assegno divorzile era quello del tenore di vita: chi guadagnava di più, doveva mantenere l’altro. 4 Ago 2020 Sono trascorsi due anni dalla sentenza della Suprema Corte n. 18287 dell’11 luglio 2018 con cui le Sezioni Unite avevano modificato l’interpretazione dei criteri per il riconoscimento dell’ assegno di divorzio statuendo che “(..) E in effetti, ut supra indicato, a partire dalla stessa sentenza delle Sezioni Unite del 1990, la giurisprudenza aveva sottolineato costantemente che, una volta accertata la sperequazione dei redditi fra i coniugi, la concreta determinazione della misura del credito debba avvenire tramite la concorrenza di parametri compositi. Il legislatore è stato largamente consapevole del forte condizionamento che il modello di relazione matrimoniale prescelto dai coniugi può determinare sulla loro condizione economico-patrimoniale successiva allo scioglimento. Nella fase del quantum debeatur, si procede ad un giudizio comparativo tra le diverse posizioni personali ed economico-patrimoniali degli ex coniugi. This petition does not yet have any updates. L’art. 256 del 1975). 143 cod. 13. La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 28104/2020  si pronuncia su una controversia insorta tra due coniugi perché sia il giudice di primo che di secondo grado hanno riconosciuto in favore della ex moglie un assegno di divorzio mensile di 300 euro. Roma 11 settembre 1995, in Dir. Per la Cassazione, questi sforzi oggi vanno riconosciuti, indipendentemente dal tenore di vita attuale di chi chiede l’assegno di mantenimento. 179 comma 1º, lett. Con il secondo lamenta la mancata considerazione da parte del giudice di quanto affermato dalla sentenza n. 11504/2020 parametrando l’assegno divorzile dovuto alla moglie al, Con il terzo lamenta come il giudice non abbia preso in considerazione il fatto che il proprio reddito mensile ammonti a soli 1430 euro e che lo stesso è gravato da diverse spese che deve sostenere per motivi di salute-. Emerge, in conclusione, corrispondenza tra la collocazione dell’assegno di divorzio nell’alveo degli artt. Inoltre vige, nella specie, il principio dell’irripetibilità, impignorabilità e non compensabilità delle prestazioni assistenziali, del tutto disatteso nella specie. In questo rinnovato contesto, è stato modificato l’art. 156 c.c. Petition details. Di tale contributo la parte richiedente deve fornire la prova con ogni mezzo anche mediante presunzioni. 3390 del 1985) ed, in particolare, l’effetto negativo sull’acquisizione di esperienze lavorative e professionali che può determinare un impegno versato essenzialmente nell’ambito domestico e familiare (Cass. Vediamo come effettuare il calcolo dell’assegno di mantenimento divorzile all’ex coniuge dopo sentenza di divorzio o a seguito di separazione legale o consensuale anche alla luce delle ultime recenti sentenza della Corte di Cassazione che hanno delineato un nuovo scenario basato sul principio di autosufficienza economica e quella del tenore di vita. Possono, tuttavia, porsi in luce alcuni principi comuni, posti in luce dai lavori svolti dalla Commissione Europea del diritto di famiglia (C.E.F.L. Il parametro del “tenore di vita”, se applicato anche nella fase dell’an debeatur, stride con la natura stessa del divorzio e con i suoi effetti giuridici: con la sentenza di divorzio, infatti, il rapporto matrimoniale si estingue sul piano non solo personale, ma anche economico-patrimoniale. Dopo 27 anni gi Ermellini ritengono tale orientamento obsoleto. Al fine d’indicare un percorso interpretativo che tenga conto sia dell’esigenza riequilibratrice posta a base dell’orientamento proposto dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 11490 del 1990 sia della necessità di attualizzare il diritto al riconoscimento dell’assegno di divorzio anche in relazione agli standards Europei, questa Corte ritiene di dover abbandonare la rigida distinzione tra criteri attributivi e determinativi dell’assegno di divorzio, alla luce di una interpretazione dell’art. Le successioni, Milano, 2005, 211. [1] Cass. © Gruppo Maggioli Tutti i diritti riservati. Il sostegno costituzionale della ratio solidaristica viene desunto dall’art. Il Tribunale di Firenze più precisamente, aveva posto in dubbio la conformità al principio costituzionale di ragionevolezza (art. Solo così viene in luce, in particolare, il valore assiologico, ampiamente sottolineato dalla dottrina, del principio di pari dignità che è alla base del principio solidaristico anche in relazione agli illustrati principi CEDU, dovendo procedersi all’effettiva valutazione del contributo fornito dal coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio comune e alla formazione del profilo economico patrimoniale dell’altra parte, anche in relazione alle potenzialità future. Il principio della parità tra i coniugi (art. L’assegno di mantenimento si determina sulla base del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio e si fonda sul principio di parità dei coniugi, di assistenza materiale e di contribuzione alla vita familiare. Se svolgo un lavoro part-time e il mio ex guadagna più di me posso avere il mantenimento? L'assegno di mantenimento al coniuge non si baserà più soltanto sulla dichiarazione dei redditi ma anche sul tenore di vita. Pensiamo al caso di una donna che ha sempre fatto la casalinga di comune accordo con il marito (lui guadagna e lei pensa alla casa e ai figli) e non si è mai inserita nel mondo del lavoro, non ha mai avuto un’esperienza e non saprebbe da che parte cominciare per convincere un’azienda ad assumerla. La sentenza è la risposta a quell’ordinanza. Il 28 Novembre 2017 la Corte di Cassazione è tornata sulla vexata quaestio del diritto o meno della moglie all’assegno di mantenimento rapportandolo al pregresso tenore di vita. L’assegno di separazione (come quello divorzile) non va, quindi, rapportato né al pregresso tenore di vita familiare, né al parametro dell’autosufficienza economica, ma in misura tale da garantire all’avente diritto un livello reddituale adeguato al contributo familiare. 2. In conclusione, alla pluralità di modelli familiari consegue una molteplicità di situazioni personali conseguenti allo scioglimento del vincolo. Si è riscontrata, in particolare, la tendenziale eliminazione del divorzio per colpa che, anche all’interno del nostro ordinamento, trova riscontro nella progressiva riduzione dell’importanza del cd. Infine, l’obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne non autosufficiente perdura fino a quando non sia raggiunto un livello di indipendenza adeguato al percorso di studi e professionale seguito, mentre all’esito del divorzio per il coniuge che abbia le caratteristiche soggettive sopra delineate, la condizione deteriore in cui versa non ha alcuna possibilità di essere emendata, essendo fondata su una sperequazione reddituale e patrimoniale non più colmabile. Limitatamente a tale specifica violazione dell’art. 10 della legge n. 74 del 1987 statuisce che il giudice disponga l’assegno “solo quando” uno dei due coniugi “non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive», e che la sua entità sia decisa in base ad alcuni criteri. Infatti, l’ipotizzato diritto vivente non trova riscontro nella giurisprudenza del giudice della nomofilachia, secondo la quale, viceversa, il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio non costituisce l’unico parametro di riferimento ai fini della statuizione sull’assegno divorzile. La sentenza battuta da tutte le Agenzie di stampa il 10 maggio 2017 e che conferma il rigetto, deciso dalla Corte d’appello di Milano nel 2014, della richiesta di assegno divorzile avanzata da L. C. L. nei confronti dell’ex marito V. G., già ministro dell’Economia nel Governo Monti ha rivoluzionato alcuni principi di diritto per la determinazione dell’assegno divorzile.

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